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«Sul 5G contano i fatti»

Visionary Day / Intervista al direttore dell’Ufficio federale delle comunicazioni Philipp Metzer – I giovani e le sfide della digitalizzazione: occorre essere sempre aggiornati e non dare nulla per scontato o acquisito


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A margine del Visionary Day, il convegno dedicato alle sfide del mondo digitale, abbiamo interpellato il direttore dell’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) Philipp Metzger che è venuto in Ticino su invito di KS/CS Comunicazione svizzera, presieduta da Filippo Lombardi.

Metger è responsabile delle telecomunicazioni, dei media e del settore postale e della società dell'informazione in Svizzera. Garantisce un'infrastruttura di comunicazione stabile e all'avanguardia, crea le basi per una piazza mediatica svizzera forte e coordina l'attuazione della strategia «Svizzera digitale». L’UFCOM prepara le decisioni del Consiglio federale, del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) e della Commissione federale delle comunicazioni (ComCom).

La vostra è una sfida perenne, senza tregua e sicuramente stimolante. Come si riesce a gestire una pressione così marcata?
«Per me l'agilità è un presupposto fondamentale per rispondere a questa sfida. All'UFCOM siamo costantemente confrontati con nuovi traguardi tecnologici che hanno un forte impatto sulla società e l'economia. Ci si aspetta che riconosciamo e capiamo rapidamente questi sviluppi e che mettiamo a disposizione un quadro legale stabile. Possiamo essere all'altezza di questo compito soltanto se accompagniamo le innovazioni in modo proattivo e siamo disposti ad adattare i nostri processi di lavoro alle varie situazioni».

Le sfide nel settore delle telecomunicazioni sono molteplici. Si parla di Svizzera digitale e proprio lo scorso 2 settembre è stata presentata la strategia del Consiglio federale, quali sono i punti più importanti sui quali pensa di puntare per lo sviluppo del paese?
«Il 2 settembre è emerso che per ben gestire la digitalizzazione ci vuole più trasparenza verso le persone rispetto ad oggi. Proprio i giovani si sono detti chiaramente pronti ad esempio a fornire i loro dati per delle buone cause (ad esempio sanità, mobilità, ecc.), ma solo se sanno cosa ne faranno le imprese. La trasparenza da sola però non basta: bisogna anche essere più pronti al rischio, investire più risorse e influenzare con più forza le condizioni quadro per progetti di digitalizzazione concreti, ad esempio per l'uso dell'intelligenza artificiale».

Parliamo di tecnologia 5G per la telefonia mobile. La trasmissione dei dati sarà più veloce e permetterà di sviluppare nuove attività. Ci sono ancora molte perplessità perché la popolazione in parte non si sente sicura. Cosa sta facendo il suo Ufficio per tranquillizzare l’utenza?
«Ribadiamo continuamente i fatti, non solo nei media e nei nostri contatti con la popolazione ma anche quando ci rivolgiamo ai Cantoni, che hanno un ruolo importante nella creazione delle reti di radiocomunicazione mobile. Con l'attribuzione di nuove frequenze per il 5G, in Svizzera non è cambiato nulla per la salute rispetto al già noto 4G. Inoltre partecipiamo con altri attori a misure volte a instaurare fiducia. Al momento un gruppo di lavoro diretto dall'Ufficio federale dell'ambiente sta chiarendo lo stato attuale delle conoscenze scientifiche e le diverse idee ed esigenze nel mondo delle radiocomunicazioni mobili. Ancora quest'anno pubblicherà un rapporto sui risultati».

Quali sono i suoi consigli personali per i giovani che si affacciano al mondo e devono scegliere delle professioni per il futuro?
«Consiglio che seguano prima di tutto le proprie inclinazioni. Alla fine, ciascuno deve sentire personalmente in quali attività professionali può trovare un appagamento. Spesso però questo non avviene subito. Inoltre, la digitalizzazione accelera la trasformazione dei profili professionali. Sarà quindi sempre più importante essere disposti a seguire perfezionamenti o persino una riqualificazione. I giovani di oggi non possono dare per scontato che arriveranno alla pensione con la stessa professione che hanno imparato a 20 anni».

 

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